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di Musica Sacra segnalate da E'
possibile pubblicizzare in questa pagina CD di Musica Sacra (corale,
strumentale ed organistica) 2010 - 2009 - 2008 - 2007 - 2006 - 2005 - 2004 - 2003 - 2002 La fede serena di Mendelssohn nei salmi. Scomparso nel 1847, a soli 38 anni, Felix Mendelssohn ha lasciato ai posteri un ricco catalogo che conta ben 121 numeri d'opera, all'interno del quale stenta ancora oggi a trovare adeguato risalto quel repertorio sacro che ha invece sempre ricoperto un ruolo di primo piano nel percorso creativo del compositore tedesco. Oscurate in parte dalla fortuna delle grandi sinfonie e dei concerti solistici, dei brani per pianoforte o per quartetto d'archi, si tratta di musiche che, come lo stesso autore ha avuto più volte modo di ribadire nel suo epistolario, sono nate proprio dall'intima urgenza di dare voce a un sentimento religioso autentico, da un "irresistibile bisogno" di mettere il proprio talento al "servizio dell'Assoluto". La profonda vocazione spirituale dell'arte di Mendelssohn, già emersa "in grande" tra le pieghe di pagine orchestrali come le Sinfonie Riforma e Lobgesang o nella drammatica impronta degli oratori Paulus ed Elias, rivive tra le luci e le ombre dell'album Sacred choral music (pubblicato da Hyperìon), in cui David Hill e a Coro del St. John College di Cambridge hanno passato in rassegna alcune pietre miliari della produzione musicale sacra mendelssohniana. Un panorama reso ancor più vivace e affascinante dalla varietà degli organici impiegati (dal coro "a cappella" in otto parti al coro misto a quattro voci e solisti) e dove le istanze estetiche romantiche convivono idealmente con i lasciti dell'arte contrappuntistica del venerato Bach e del sommo Haendel: tra i riflessi della austera severità dello "Aus tiefer Not" (il "De profundis" tedesco) e le fluttuanti trame polifoniche dell'"Ave Maria", nell'arcaico impianto barocco "Mitten wirim Leben sind" come negli intricati giochi in stretta imitazione di "Ehre sei Gottir der Hòhe". Piccoli templi sonori costruiti su note, accordi e armonie d serena e vibrante devozione, in virtù dei quali Robert Schumann riconobbe all'illustre collega il dono - per lui raro - della serenità: "Sulla bocca di Mendelssohn aleggia un sorriso, ma è un sorriso di gioia per la propria arte, di tranquilla soddisfazione personale all'intemo di una cerchia ristretta; è un piacere vedere ovunque questo benessere ulteriore, questa pace, questa grazia spirituale!". Troparium de Catania. Se di questo disco si potessero cogliere non solo i suoni, ma anche i profumi, ci troveremmo coinvolti in un'esperienza davvero unica e irripetibile, in cui l'odore penetrante dell'incenso si confonderebbe con le fragranze inebrianti di agrumeti e gelsomini, con gli aromi di spezie esotiche o con i riverberi delle onde del mare. Già, perché nel CD intitolato "Troparìum de Catania" (pubblicato da Promo Music) l'ensemble vocale e strumentale "Al Qantarah" ha inteso rendere omaggio alla splendida terra di Sicilia e alla sua storia, soffermandosi su uno dei periodi di massimo splendore: il cuore dell'età medievale, agli albori della dominazione normanna. Il Troparìum de Catania è infatti uno dei 3 preziosi manoscritti musicali compilati sull'isola tra il 1100 eil 1160 circa; oggi conservato nella Biblioteca Nazionale di Madrid, è un codice che racchiude al proprio interno non tanto i brani che venivano utilizzati per la celebrazione della Santa Messa - abitualmente derivati dal repertorio gregoriano - quanto invece alcuni canti riferiti a festività che rivestivano un particolare rilievo all'interno del calendario liturgico locale. Insieme con diversi esempi di "tropi" e "sequenze", cioè di interpolazioni melodiche o testuali applicate a brani preesistenti - rispettivamente a quelli dell'Ordinarium missae (Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus e Agnus Dei) e agli alleluia (come le sequenze "Eia fratres", dedicata a Sant'Agata, e "Laudes Deo", per la Festa di Pentecoste) - nell'album troviamo raccolte anche 4 primordiali intonazioni polifoniche a due voci, il solenne "Laudes regiae" (una sorta di litania generalmente eseguita quando il re o l'imperatore indossavano la corona durante gli Uffici liturgici di Natale, Pasqua o Pentecoste) e alcuni più recenti canti di carattere devozionale e penitenziale in dialetto siciliano. Spaziando dalla tradizione scritta a quella orale, dal registro colto al popolare, il gruppo "Al Qantarah" ha risvegliato così i fasti della Sicilia medievale: centro indiscusso della vita culturale e spirituale del Mediterraneo, crocevia privilegiato di antiche civiltà e influssi arabo-orientali, millenaria anticipatrice di quei fenomeni di "contaminazione" artistica oggi tanto di moda. Il repertorio sacro di C.P.E.Bach. L'eterna lezione del sommo Bach nei Mottetti e Salmi del figlioCarl. L'Arte della Fuga, enigmatico ed estremo capolavoro del grande Johann Sebastian Bach, è il punto di partenza ideale del progetto discografico che Harry van der Kamp e il suo Gesualdo Consort Amsterdam hanno dedicato al repertorio sacro di Carl Philipp Emanuel Bach (1714-1788), secondogenito e più famoso tra i figli del Thomaskantor di Lipsia (2 CD pubblicati da Sony/Bmg). Prendendo infatti le mosse dall'ultima e incompiuta Fuga a 3 Soggetti, lo stesso van der Kamp ha scritto un adattamento a otto voci sul testo del corale Vor deinem Thron tret ich hiermit, il cosiddetto "Sterbe-Choral" (Corale della morte), che chiude la prima edizione a stampa dell'Arte della Fuga e che la leggenda vuole sia stato dettato al genero Johann Christoph Altnickol da un Bach ormai in fin di vita. Un tributo doveroso al genio contrappuntistico dell'illustre genitore per meglio individuare nel profondo le fondamenta sopra le quali il dotato figlio, che fu al servizio di Federico il Grande come clavicembalista e come direttore musicale nelle chiese di Amburgo, ha saldamente impostato la propria traiettoria compositiva; un omaggio a quello stylus antiquus che Carl Philipp Emanuel ha saputo coltivare al fianco delle tendenze più progressiste dell'epoca, riuscendo poi a elaborare una sintesi alquanto personale e originale che lo ha portato a essere considerato uno dei fondatori della musica strumentale moderna. I lavori per ensemble vocale e basso continuo qui raccolti sono esemplificativi a tale riguardo. Al fianco di alcuni Salmi e Mottetti, sono proprio le due versioni a quattro voci delle Litanie a sorprendere per spessore, audacia e nobiltà di concezione: edifici sonori monumentali, per quasi cinquanta minuti si declinano nella fissa ripetizione di formule responsoriali articolate in una serie infinita di brevi invocazioni che, nonostante un'apparente sterilità dal punto di vista della libertà creativa, il compositore ha investito di un penetrante senso di metafisica astrazione. Sottraendoci per qualche istante ai ritmi frenetici della vita moderna per invitarci a riscoprire il valore del tempo; del tempo musicale e di quello liturgico, sospeso nell'ascolto e gravido della fiduciosa attesa nella risposta del Signore. L'omaggio
di Dufay alla Vergine. "Voglio
e ordino che dopo la somministrazione dei sacramenti, quando darò
segni di declinare verso l'agonia, e compatibilmente con l'ora,
otto confratelli si dispongano intorno al mio letto e cantino a
bassa voce l'inno Magno salutis gaudio... Finito il canto,
i ragazzi del coro insieme al maestro e a due confratelli, anch'essi
lì presenti, cantino il mio mottetto Ave Regina coelorum".
Dietro alle precise indicazioni che, pochi giorni prima di morire,
il compositore Gullaume Dufay (1400 ca.-1474) ha incluso nel suo
testamento, si nascondono i barlumi di una commovente serenità,
intimamente cristiana; la dettagliata regia con cui l'artista ha
disposto l'accompagnamento musicale degli ultimi istanti della sua
esistenza terrena lascia trasparire una trepida e fiduciosa attesa
nei confronti della vita celeste. Nel CD intitolato "Flos Florum"
pubblicato da Zig Zag, il gruppo vocale Musica Nova ha foggiato
un diadema di perle musicali che ripercorre l'incessante devozione
di Dufay verso la figura della Madonna, rimasta "termine fisso d'eterno
consiglio" lungo tutto l'arco della sua carriera. Si tratta di una
selezione significativa di inni, antifone e mottetti, che racchiude
alcuni capolavori assoluti come Imperatrix angelorum, Ave maris
stella o Gaude Virgo; brani in cui le melodie fluiscono
leggere all'interno di soavi intrecci armonici e di una varietà
sconfinata di formule ritmiche. Vere e proprie architetture sonore,
luminose e intricate nei disegni polifonici, solenni e maestose
nella loro mistica poesia, concepite in piena continuità con i canoni
estetici di quella scuola fiamminga alla cui nascita e affermazione
il compositore "oltremontano" ha contribuito in modo determinante.
Maestro di cappella conteso da principi e sovrani, chiamato a immortalare
con la sua musica i più importanti avvenimenti politici, sociali
e culturali della sua epoca, Dufay ha però sempre inseguito il desiderio
di tradurre sul pentagramma la propria inestinguibile sete di infinito.
Come testimonia il mottetto Ave Regina coelorum, omaggio
estremo da portare ai piedi della Vergine: saluto, preghiera e canto
che si impone come l'atto di definitiva consacrazione di fronte
all'unica, vera Regina, Quella dei cieli. La "CREAZIONE" di F.J.Haydn. Al pari di Michelangelo di fronte alle pareti nude della Cappella Sistina, quando Franz Joseph Haydn si trovò davanti ai fogli vuoti sopra cui aveva scritto solo il titolo del suo nuovo oratorio, La creazione, fu colto nel profondo dell'animo da un senso di vertigine: non doveva affrontare solamente il consueto compito di affidare al pentagramma il proprio pensiero musicale, ma rievocare il primordiale atto generativo da cui tutto è stato originato, paradigma assoluto dello stesso gesto creativo a cui era chiamato in veste dì artista. La sfida si rivelò oltremodo stimolante e il compositore austriaco, a quel tempo (1798) sessantaseienne, diede vita a uno dei suoi massimi capolavori. Del libretto si occupò il barone Gottfried van Swieten - facendo riferimento al libro della Genesi, a quello dei Salmi e al Paradise Lost di Milton - mentre la struttura formale venne forgiata da Haydn su quella del teatrod'opera, con i suoi "numeri" caratteristici (recitativi, arie, pezzi d'insieme e cori). Ne nacque così una partitura di ampia concezione, ricca di spunti narrativi e descrittivi, simbolici e filosofici, lirici e contemplativi, che ripercorre le sei giornate della Creazione e descrive la vita nel giardino dell'Eden. Un monumento musicale, scelto dal direttore Nikolaus Harnoncourt per celebrare il cinquantesimo compleanno del "suo" Concentus Musicus Wien, la compagine strumentale con cui ha affrontato da protagonista il repertorio della cosiddetta musica antica attraverso il recupero di prassi esecutive d'epoca e l'utilizzo di strumenti originali; in un concerto commemorativo - insieme con l'Arnold Schonberg Chor e una valida compagnia di solisti - da cui è stato realizzato ora un doppio CD pubblicato da Deutsche Harmonia Mundi. E la Creazione haydniana rivive qui attraverso una lettura condotta da Harnoncourt con esemplare tensione lungo l'arco dell'intero lavoro: dalla vibrante trepidazione con cui viene plasmata la massa sonora che rappresenta il Caos fino all'irrompere del primo fascio di luce, all'inno di lode e ringraziamento rivolto al Creatore. Perché, finalmente, "la magnifica opera è stata compiuta" e "la gloria del Signore rimarrà in eterno". I "Fioretti di San Francesco". Con le sue laudi e le sue preghiere Francesco, in compagnia dei suoi fratii, percorreva le strade glorificando Dio con canti gioiosi, ritenuti strumenti privilegiati per avvicinare tutti al Signore. A tale unica e irripetibile sintesi tra note e parole si ispira il CD intitolato I Fioretti di San Francesco (pubblicato da Tactus), che attinge appunto dallo straordinario patrimonio di testimonianze coeve riguardanti la vita e le opere del Santo. La voce recitante diArnoldo Foà introduce nell'universo dei "miracoli ed esempli devoti" francescani, mentre, riferendosi al repertorio per tastiera di autori come GirolamoFrescobaldi e Domenico Zipoli, l'organista G.Fabbri circonda con il suono dell'organo le storie del miracolo del lupo di Gubbio e della predica agli uccelli, della disquisizione sulla perfetta letizia" con frate Leone e della visita a Siena con frate Masseo. Completa il programma del disco la straordinaria testimonianza storica, artistica e spirituale del Cantico delle Creature, considerato la prima opera poetica della letteratura italiana e da subito circolato sotto forma di laude cantata, come dimostra la presenza dei righi musicali (purtroppo rimasti privi di notazione) in un antico codice medievale. L'immedesimata lettura di Foà viene accompagnata dalla sobria trascrizione organistica che Nino Rota ha elaborato sull'inno Ave Maris Stella: traduzione in musica di quella semplicità di cuore che sta al centro del messaggio francescano.
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